Come già anticipato nell’episodio precedente, l’organo della cattedrale risale al 1791, in realtà la basilica aveva già ospitato organi precedenti di cui però sappiamo poco (forse un organo del ‘600 della bottega fratelli Vitani?).
Noi, tuttavia, ripercorriamo oggi, con questo mio modesto contributo, la storia del nostro organo attuale, partiamo quindi dal Serassi del 1791!
Come e perché è nato questo strumento? Com’era la situazione storica e liturgica dell’epoca? Ebbene, la situazione era molto particolare, direi quasi divertente!
Parliamo della fine del ‘700 e buona parte del ‘800; la realtà musicale italiana era in sostanza dedita esclusivamente all’opera, ricordiamo, infatti, che nel ‘800 la musica fu voce di un sentimento risorgimentale che caratterizzò di fatto tutto un secolo.
Bande di paese percorrevano continuamente le nostre strade, la gente straripava letteralmente nei teatri (e palcoscenici occasionali) che sorsero in tutto il bel paese.
Non è un caso se in tutto un secolo, i compositori italiani non produssero alcuna composizione sinfonica di una certa importanza (fatta esclusione del requiem di Verdi e forse poche altre), mentre all’estero questo periodo è stato molto proficuo (ricordo le opere sinfoniche di Schubert, Schumann, Beethoven, solo per citare alcuni compositori molto conosciuti).
I nostri organi, come i luoghi sacri, non apposero grandi resistenze a questa ondata melodrammatica. Si costruirono organi molto “particolari” con diversi accessori per poter, nel limite del possibile, imitare la banda e l’opera.
Ritroviamo quindi strumenti con registri di questo tipo: campanelli, Timpani, Rullanti, uccelliera, percussioni di vario genere e tanti altri (anche il nostro Serassi del 1791 aveva diversi di queste “bizzarrie”).
Ebbene, se oggi tutto questo può sembrare assurdo, vi assicuro che le chiese divennero “il teatro del popolo”, durante l’offertorio (nel trambusto della processione offertoriale, le usanze erano ben diverse da quelle attuali) si suonavano ouverture di opere liriche (Donizetti, Verdi, Bellini e tanti altri).
All’estero la musica organistica seguì invece di pari passo la musica sinfonica e con essa anche gli organi che divennero sempre più sofisticati (con diverse tastiere, pedaliere estese, tanti registri, con suoni di derivazione orchestrale) mentre, ahimè, in Italia (nonostante io apprezzi la musica operistica, fa parte della nostra forte tradizione) gli organi furono limitati spesso a una sola tastiera (o al massimo due nelle grandi cattedrali, come quella di Fossano), pochi registri e totalmente insufficienti per “riempire” dal punto di vista sonoro gli edifici sacri.
Il divario tra Italia aumentò così tanto che lo “sprovveduto” parigino Charles Camille Saint-Saëns, invitato a tenere un concerto a Milano nel 1879, ritrovatosi (forse per la prima volta in vita sua) davanti a uno di questi nostri strumenti “tipici”, dovette rifiutare di suonare perché totalmente incapace di maneggiare un organo che impediva l’esecuzione del repertorio che solitamente interpretava nel resto dell’Europa.
Questo era il contesto “artistico” in cui si trovò, suo malgrado, l’organo del risorgimento italiano.
Oggi questo repertorio è quasi del tutto sconosciuto, non utilizzato ovviamente nella liturgia, e anche nei concerti è sempre più difficile imbattersi in queste composizioni, nonostante, in realtà, l’Italia è ancora ricca di organi del ‘800 perfettamente funzionanti (e questo è comunque una ricchezza da salvaguardare, si tratta della nostra storia e tradizione).
Questa realtà, durata forse fin troppo nelle nostre chiese, venne sanata con il cosiddetto “Movimento Ceciliano” (in onore di Santa Cecilia) che si batteva per un “ritorno” della musica sacra a pieno titolo e un abbandono della musica operistica nella liturgia.
Il movimento trovò il massimo appoggio nella figura di papa Pio X, che, il 22 novembre 1903 (il giorno di Santa Cecilia), emanò quello che è considerato il "manifesto" del movimento, cioè il Motu Proprio “Tra le sollecitudini”, in cui ribadiva tutti i concetti cari ai cecilianisti ed esortava tutta la Chiesa cattolica a uniformarvisi, ma questa è un'altra storia che riguarda il nostro organo e il suo restauro/ ampliamento del 1918 che vedremo nella prossima puntata.